CINEMA / MARGIN CALL - secondo lucy

CINEMA / MARGIN CALL

mercoledì, maggio 23, 2012

Avete presente le immagini che nel settembre 2008 aprivano tutti i telegiornali : lavoratori di Lehman Brothers che abbandonavano i loro uffici con in mano una sola scatola contenente i pochi effetti personali della loro scrivania. Gente che fino a qualche ora prima gestiva titoli e milioni di dollari e ne guadagnava magari centinaia, ora in strada senza un lavoro.


Era l'inizio della crisi, o almeno lo era per noi poco esperti di borsa e holdings (i problemi già c'erano). Margin Call con il cinismo tipico di questo genere di film (vedi Wall Street) ci riporta a quell'inizio che in realtà (come ricorda Jeremy Irons - Mr. Tuld) non è altro che il ripetersi della storia. Sono cinici i giovani protagonisti troppo affascinati dagli stipendi stellari e dai bonus, sono cinici i loro capi mai pronti a perdere quello che hanno guadagnato e più importante di ogni remora e scrupolo.  Ancora una volta, come nel più banale dei finali realistici, a salvarsi sono sempre i soliti che la crisi la generano e la superano e non c'è spazio per ideoleogie, integerità e rinunce. Buona prova di Kevin Spacey, insipida invece Demy Moore. Il film in alcuni momenti è un po' lento e poco incalzante, nonostante il racconto si concentri in 24 ore.

Ad ogni modo, forse anche per il momento che stiamo vivendo e i modi disincantati coinvolge.


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