CINEMA / WOODY - secondo lucy

CINEMA / WOODY

giovedì, settembre 27, 2012




Sono uscita dal cinema con la voglia di fare una maratona di film di Woody Allen, credo ciò la dica lunga sul mio gradimento.

 


Mentre una folla di ragazze si dirigeva nella sala che proiettava Magic Mike, io,il mio ragazzo e un altro signore andavamo a vedere questo documentario su Woody Allen presentato a maggio a Cannes.

Scelta azzeccata.

Negli ultimi anni ho visto quasi tutti i film di Allen, amando particolarmente Match Point (che apriva un nuovo ciclo: cambio di registro, attori giovani, genere thriller e la scomparsa dalla scena di Woody;pensai anche io che non sembrava un suo film) e l'anno scorso facendomi conquistare da Midnight in Paris.  Conoscevo meno della sua produzione più caratteristica e avevo visto solo Criminali da Strapazzi e qualche scena di alcuni film degli anni novanta e dei cult Io e Annie e Zelig.

Woody Allen realizza infatti un film all'anno ed è sulla scena si può dire da sempre, dagli anni '60 quando iniziò come performer (ovviamente si ride di gusto anche durante la visione).

Questo documentario offre non lo sono l'occasione di conoscere la vita di un genio del cinema, ma anche di ripercorrere i cambiamenti di costume e sociali dello scorso secolo, e di una città come New York protagonista indiscussa di molte pellicole.

Manhattan (1979)

La chiave di lettura credo sia data dallo stesso Woody all'inizio, quando racconta di essere diventato acido quando intorno ai sei anni ha scoperto la morte, ovvero che tutto avrebbe avuto una fine (curioso che in questi giorni io stia leggendo Niente di Janne Teller), il tema esistenziale ritorna con ironia più o meno in tutti i suoi film. Film che tra comico e surreale hanno raccontato i tempi e la società, spesso anche anticipandone le tematiche.

Allen non si è mai fatto corrodere dall'ambiente di Hollywood, è andato avanti per la sua strada facendo quello che voleva fare nel modo in cui voleva (fortunatamente per lui con successo), si è preso il lusso di non andare agli Oscar perchè a detta sua i premi non hanno senso basandosi sul ‘gusto’ e il favore; non leggendo le recensioni quando erano buone e quando erano cattive. Dedicandosi alle sue passioni come il clarinetto, che gli ha permesso di suonare nei teatri più importanti (ricordo qualche anno venne anche qui a Venezia città che ha sempre molto amato, anche se non citata nel documentario).

Se a settantasette anni continua a fare film (e quasi sempre bene) un motivo ci sarà.

 

note: splendida Diane Keaton in Io e Annie (1977).  Riflettevo come sarebbe stata perfetta vestita così anche ai giorni nostri. Magari approfondirò in un prossimo post.

Io e Annie

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5 commenti

  1. è uno dei registi che preferisco...andrò a vedere qst film ;)
    bel post

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  2. Davvero molto bello, l'ho visto venerdi scorso! Sarei curiosa di vedere la versione integrale che dovrebbe durare altre due ore.

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  3. hai fatto bene ad andare a vedere un film serio e interessante...e poi Allen è un genio!
    www.mytouchofclass.net

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  4. Io lo adoro. Spero di riuscire ad andarlo a vedere settimana prossima.

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  5. Mi sento un po' fuori dal coro, ma a me Allen non piace molto. Mi spiego: lo trovo grandioso, innovativo e adoro il suo cinismo ma trovo i suoi film dei mattoni. Magari lo vedo dal lato spagliato io, magari tra un po' di tempo lo amerò anche io :)

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