FOODIE GUIDE / NAPOLI

mercoledì, novembre 09, 2016


Scrivere di cibo e Napoli dopo averci trascorso solo quattro giorni, ed essere dichiaratamente e anagraficamente nordica è al limite del sacrilego ne sono consapevole. Nessuna captatio benevolentiae nei confronti del popolo partenopeo sia chiaro, solo la consapevolezza che la cultura gastronomica napoletana, che in molti casi interseca quella italiana, è talmente vasta da dover richiedere molto più tempo di un ponte di fine di ottobre per essere esplorata.

Prima di partire ho chiesto suggerimenti e dritte, letto mille articoli e preso appunti su dove potessi gustare le migliori sfogliatelle o la pizza più soffice e leggera. Inutile dire che in certi casi quando si parla di eccellenze credo sia riduttivo stilare classifiche, le differenze sono spesso minime e a decidere è solo il gusto personale.

La migliore sfogliatella di Napoli? Non so dire quale sia, eppure ne ho assaggiate più di una ma le ho trovate tutte talmente buone da non notare macroscopiche differenze. Posso al massimo affermare di preferire la versione riccia, che letteralmente crocchia, alla frolla.

Quello che ho capito in pochi giorni (veramente troppo pochi) è che a Napoli non ha senso parlare di streetfood mutuando un termine anglosassone, perché il cibo da strada fa già parte della cultura napoletana forse da prima degli hot dog americani.

Ecco i miei indirizzi e le dritte per rendere meno le lunghe le code in pizzeria.

DOVE MANGIARE LA PIZZA A NAPOLI

Pizzeria Gino Sorbillo
(Via Dei Tribunali 32)

Per me la migliore di sempre. Soffice e gustosa ma al tempo stesso digeribile. Ho tradito la Margherita per scegliere la pizza Gennaro dedicata anche allo chef massimo Bottura (pomodorino giallo di Casa Barone, Provola misto latte di Bufala del matese affumicata con paglia, cacioricotta di capra cilentana, olio extra vergine di oliva e basilico fresco). A scriverne quasi piango. Per me una tappa imprescindibile a Napoli ma c’è da penare per sedersi al tavolo. Niente caffè (non lo fanno!) o dolce, finita la pizza ci si alza e si lascia il tavolo ad altri sconosciuti compagni di attesa.
La coda: Sorbillo, come a quanto ho capito la maggioranza delle pizzerie storiche a Napoli, non accetta prenotazioni. Una volta arrivati dovete lasciare il vostro nome e sarete messi in lista e l’attesa potrebbe richiedere in media due ore, durante i giorni festivi anche di più. Il segreto (per così dire) è scegliere un giorno infrasettimanale e andarci a pranzo presentandovi già intorno alle 11,30/12,00 così da fare meno attesa possibile. Eventualmente anche di sera evitare di presentarvi dalle 20 in poi.


L’Antica Pizzeria da Michele
(Via Cesare Sersale, 1)

Se fuori dal locale troverete la scritta Unica Sede un motivo c’è. La famiglia di Michele è grande e c’è chi nel tempo ha aperto altre pizzerie con lo stesso nome in città (o lo sta per fare a Roma e Milano). Quella però di Via Cesare Sersale è la più antica ed è aperta dal 1870. Qui l’imbarazzo della scelta non c’è: due le alternative o la Margherita (per cui si può richiedere la doppia mozzarella) o la Marinara. Prezzi (almeno per noi nordici) super economici e ancora una volta niente caffè perché c’è chi fuori aspetta il suo turno.
Quella di Michele è per molti la pizza migliore in città e quindi va assolutamente provata. La mia Margherita seppur buona e digeribile non mi ha però conquistato come quella di Sorbillo. Ho optato per una Margherita classica ma la mozzarella scarseggiava e assaggiata quella con doppia razione l’ho trovata molto più soddisfacente.
La Coda: qui si prende il numero e arrivando intorno alle 19 il tempo di attesa è circa di un’ora (anche se chiesta una stima vi sarà detto 20 minuti). La gestione con il numero è più semplice rispetto a quella di Sorbillo, potete infatti ritirarlo e fare due passi per poi al massimo chiedere a che numero sono arrivati. I tempi di attesa di chi arrivava intorno alle 20 erano raddoppiati con attese anche di due ore. Anche qui la regola è arrivare prima, molto prima.

Da Michele

Pizzeria Concettina Ai Tre Santi
(Via Arena della Sanità, 7 Bis)

Una delle protagoniste di un episodio del programma Quattro ristoranti di Alessandro Borghese dedicato alla Pizza del Futuro a Napoli. In realtà la pizza gustata in questa pizzeria nel cuore del Rione Sanità a noi è sembrata tanto buona quanto classica. I tempi di attesa nemmeno a dirlo sono anche qui lunghi, a pranzo durante il weekend si può attendere il tavolo tranquillamente un’ora. Se però non avete voglia di fare per l’ennesima volta la coda la soluzione è nel locale take away di fianco sempre firmato Concettina. Qui potete ordinare la pizza classica, quella a libretto o la famosa pizza fritta (una delle migliori forse) con ricotta e pomodoro. Con una pizza fritta definiti piccola io ho fatto pranzo e cena, ma le misure si sa sono relative. Buona e digeribile la pizza ma non da perdere la testa, meglio venire qui la per pizza fritta.
La Coda: puntate sul pranzo e non arrivate più tardi delle 12.00.

Concettina Ai Tre Santi

DOVE MANGIARE SFOGLIATELLE E BABA' A NAPOLI

Pintauro
(Via Toledo, 275)

La prima sfogliatella napoletana non si scorda mai, e io la prima l’ho gustata calda, e crocchiante da Pintauro in Via Toledo (a due passi da una delle altre storiche sfogliatelle a Napoli, quella di Mary). Non fate torto a nessuno provatele tutte (compreso Attanasio), perché sono sempre buone anzi buonissime. 
Da non perdere: la sfogliatella




Gambrinus
(Via Chiaia, ½)

Gabrinus alle porte di Piazza del Plebiscito merita una visita anche solo per ammirarne gli arredi storici. I dolci restano comunque un’altra valida attrattiva, a partire dalla sfogliatella Vesuvio con cioccolato all’interno, un mega babà e un bancone di gelati speciale. Se volete invece fare l’aperitivo comodamente seduti in una delle grandi sale vi serviranno olive, tramezzini con bandierine e arachidi salati per un piccolo tuffo negli anni ‘80 (8/10 euro circa la consumazione di un cocktail). 
Da non perdere: una visita interna anche solo per curiosare

Gambrinus

Chalet Ciro
(Via Caracciolo 31)

A Mergellina Chalet da Ciro è il luogo ideale dove gustare ad ogni ora del giorno e della notte l’ennesime dolce, ammirando il golfo di Napoli. Tra le specialità della casa le graffe (delle frittelle simil bombolini) non manca però il gelato e tutta la classica pasticceria napoletana. Buona la sfogliatella frolla e il gelato. 
Da non perdere: la graffa


Pasticceria Poppella
(Via Arena della Sanità, 24)

Il fiocco di neve di Poppella
(in altre pasticcerie chiamato Nuvola) è la specialità di questa moderna pasticceria nel centro del Rione Sanità (ci sono però altri punti vendita i città). A prima vista potrebbe destare qualche perplessità per arredi, loghi e packaging studiato degni di Grom; messa via la malizia però, scoperto che in realtà la pasticceria ha una tradizione lunga e assaggiati questi soffici pasticcini rotondi di pasta brioche ripieni di crema (o nel mio caso pistacchio) non potrete più farne a meno. Soffici si, ma pur sempre una piccola bomba calorica, ne basta uno con il caffè per essere appagati. La pasticceria di Ciro Poppella Scognamillo è quasi di fronte a Concettina Ai Tre Santi, della serie prima il salato e poi il dolce.
Da non perdere: il fiocco di neve al pistacchio
I fiocchi di neve di Poppella


Armando Scaturchio

(Via Portamedina, 24)

La scritta Unica Sede a Napoli si trova spesso, e dovrebbe essere quasi obbligatoria per non generare confusione a chi cerca la pasticceria Scaturchio, senza sapere che dovrebbe conoscere anche il nome di battesimo dello Scaturchio giusto. Come per la pizza di Michele (e chissà per quanti altri casi) le tradizioni gastronomiche si tramandano da padre in figlio, generando spesso l’apertura di più realtà che poi rivendicano la parternità di essere il primo o l’originale. Alla fine però quello che conta è il gusto e la sostanza, pazienza che lo Scaturchio di turno sia Armando o Pasquale. Io senza conoscerne la storie sono stata da entrambi e da Armando Scaturchio avrei comprato volentieri tutta la vetrina di dolci, e perfino la pornografica pastiera. Dettaglio non da poco perché non amando i canditi la pastiera non è un dolce che amo molto. Ottimi i biscotti Roccocò. 
Da non perdere: la pastiera e i biscotti Roccocò

Giovanni Scaturchio
(Piazza S. Domenico Maggiore, 19)

Diamo a Cesare ciò che di Cesare, in questo caso di Giovanni: il migliore babà è stato il suo e pure la sfogliatella non era per nulla male. Quel che ci voleva insomma dopo una pizza da Sorbillo non lontano da qui.
Da non perdere: il babà


Antico Tarallificio da Poppella

(Via Sanità, 148/149)

Questo è il classico indirizzo che non mi ero segnata e ho scoperto per caso camminando per il Rione Sanità. I taralli alle mandorle di Poppella (padre di Ciro della Pasticceria omonima) ci hanno conquistato e hanno spodestato quelli che fino a quel momento erano stati per noi i più buoni (e qui si evince che ne abbiamo mangiati veramente tanti). Più grandi e friabili dell’ottima versione di Casa Infante vanno provati per credere. Pazienza se Salvatore senza che ve ne rendiate conto vi convincerà ad assaggiare, e poi pagare, la sua specialità: il pagnottiello (un panino di pizza farcito con carne, formaggio e pepe) i suoi taralli appena sfornati sono talmente buoni che gli va perdonato tutto.
Da non perdere: i taralli alle mandorle

DOVE CENARE A NAPOLI 


SUD Ristorante
(Via Santi Pietro e Paolo 8, Quarto - Napoli )

Quella a Sud Ristorante è stata un’esperienza che è valsa il viaggio fuori porta. Marianna Vitale la giovane chef e mente creativa di questo ristorante, un’oasi gastronomica tra casette residenziali, è una ragazza della mia stessa età destinata a fare grandi cose. Il menu degustazione che abbiamo scelto prevedeva due antipasti, un primo, un secondo e un dolce e l’aspetto più gradito (non così scontato) è stata la possibilità di poterlo comporre in completa autonomia scegliendo dal menu à la carte. Abbiamo aperto con l’eccezionale Minestra di mare, verdure e frutta di stagione che Marianna aveva portato come piatto anche a Masterchef. Eccezionale perché in un solo piatto racchiude mille sapori che si scoprono ogni volta diversi ad ogni cucchiaio. Tutto il pranzo è stato un climax riuscito di sapori (porzioni non da degustazione) e solo due dolci nel complesso sono stati sottotono. Ottimo però il semifreddo alla cassata, pistacchio di Bronte. Una Stella Michelin che brilla e per cui vale la pena fare un salto a Quarto.

Come raggiungere SUD Ristorante: Quarto è fuori Napoli e di sera l’unica opzione per arrivarci è il taxi (a meno che non stiate già visitando Napoli e la Costiera in auto). Se optate invece per un pranzo, potete raggiungere il ristorante con il treno prendendo la linea Circumflegrea dalla centralissima stazione di Montesanto o dalla Centrale. Nel nostro caso (e anche nella gita a Pompei) c’è stato un ritardo di circa 15 minuti su tutte le corse, dunque meglio partire un po’ prima. Dalla stazione in circa 7 minuti a piedi si raggiunge il ristorante.



Osteria Mediterranea

(Via Mergellina, 16 )

Un piccolo ristorantino a Mergellina dove gustare pesce fresco, cucinato bene. Cercavamo un posticino dove riprenderci dalla frenesia del centro cittadino, dove trovare un’alternativa alla pizza e dove chiacchierare tranquilli e qui lo abbiamo trovato. Porzioni abbondanti e pesce fresco.

Osteria Mediterranea

Spazio Nea
(Piazza Bellini 59)

Nella centralissima Piazza Bellini, all’interno di un palazzo storico, Spazio Nea è stato il luogo ideale dove godere di una serata fresca ma non fredda di fine ottobre. Si può prendere un cocktail, cenare o durante il giorno mangiare un pezzo di dolce leggendo un libro. il giardino gode di una scenografica scalinata barocca. Spazio Nea è anche un centro culturale gestito da giovani ragazzi.

spazio Nea


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