DIARIO / PERCHé HO SMESSO DI MANGIARE CARNE - secondo lucy

DIARIO / PERCHé HO SMESSO DI MANGIARE CARNE

venerdì, novembre 18, 2016



Quando ho risposto al Questionario di Proust l’unica domanda che mi ha messo in difficoltà è stata questa: Il tuo motto? Non avevo risposta, non ho mai creduto nei motti, nelle citazioni o tantomeno in miti e idoli. Me la sono cavata con un laconico non ne ho. Ero convinta, con la mia saccente snobberia, che nessuno potesse veramente avere dei motti. Un giorno, più ironica che interessata, ho chiesto ad una persona quale fosse il suo motto e la risposta non si è fatta attendere  come nel mio caso: Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo. 

La frase è di Ghandi e se può sembrare un po’ scontato chiamarlo in causa, a me ha colpito pensare che chi aveva risposto così, stava agendo di conseguenza nella sua vita. Che i motti potessero realmente avere un senso?

Non mangio carne da due anni. Niente eccezioni, niente strappi alla regola e niente ammissione a piccoli pezzetti di prosciutto messi nella pasta e fagioli per insaporire 'che tanto nemmeno li senti' (come direbbe papà). Non mangio carne da due anni più per caso che per scelta, quella è arrivata in un secondo momento ed è strano in effetti come io abbia forse seguito il percorso inverso.

Ho smesso di mangiare carne definitivamente di fronte ad un hamburger di 220 gr. di carne, mozzarella, melanzane grigliate, parmigiano e pomodori confit. Buono, anzi buonissimo, ancora lo ricordo quasi fosse ieri. Ho smesso due anni fa, quando in realtà di carne ne mangiavo già pochissima. Il primo motivo era unicamente personale: la dieta. Frutta e verdura avevano in poco tempo guadagnato il podio della spesa mensile alla voce cibo. Il secondo motivo era la pigrizia: Lui per scelta (consapevole) non mangiava carne da cinque anni e andando a vivere assieme era più semplice optare per un menu che potessimo condividere. Quando ho deciso di smettere di mangiare carne ormai il mio consumo era ridotto al minimo storico e terminato l’hamburger mi sono chiesta, un po’ provocatoria, se in fin dei conti toglierla del tutto non potesse essere ormai più semplice del previsto. Non avevo fatto subito i conti con la rinuncia al prosciutto San Daniele, la tartarre di papà e il filetto al sangue, ma farli successivamente è stato in realtà meno duro del previsto. 


Solo dopo aver iniziato a non mangiare carne ho iniziato ad informarmi,
qualcosa in realtà già sapevo condividendo la vita con chi questa scelta l’aveva maturata documentandosi e leggendo (a partire da Se niente importa, perché mangiamo gli animali?). La sua però era stata una scelta personale, il suo modo di mettere in atto un piccolo cambiamento; e non aveva mai voluto convincermi che lui fosse giusto e io sbagliata, quello era il cambiamento che lui voleva vedere nel mondo, non doveva per forza essere anche il mio.


Ho capito invece quasi subito che volevo la stessa cosa, e pazienza se c’è chi voleva (e vuole) convincerci che si è sempre mangiata la carne e 'campato 100 anni' o che il nostro non mangiare la carne non ristabilirà gli equilibri e gli ecosistemi mondiali. Non voglio vedere i risultati, non lo faccio per il mio bene personale (anche se credo sia un altro fattore) voglio sapere che un giorno ci saranno persone che ne potranno beneficiare.

La mia vera scelta non è stata smettere di mangiare la carne. La mia scelta è stata continuare a non mangiarla in modo consapevole. Vedere all’improvviso in quale mondo volevo viver, e cercare di contribuire a realizzarlo.

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