DIARIO / IO, ME E IL TEMPO

martedì, aprile 04, 2017


Il tempo è la dimensione nella quale si concepisce e si misura il trascorrere degli eventi. Esso induce la distinzione tra passato, presente e futuro. 



La mia più grande paura è stato il mio più grande regalo. Di cosa avete paura? In prima elementare la maestra Bianca ci fece questa domanda, e la risposta più gettonata fu indubbiamente la morte. Non così scontato in effetti per dei bimbi di 6 anni che ci avevano avuto poco a fare con quell’idea. La maestra Bianca stupì ancora di più delle nostre risposte perché ci portò a riflettere che bisognava avere più paura della nascita che era qualcosa di molto più complicato e non certo. La maestra Bianca non rimase la nostra insegnante molto a lungo e si può forse comprendere il perché. Eppure a me quell’episodio ha segnato quasi a vita e lo ricordo quasi fosse ieri. Probabilmente avrei ugualmente maturato negli anni una fifa pazzesca della morte al punto da sperare fin da piccola, che avrei forse fatto tempo a crescere e nel frattempo qualcuno avrebbe trovato la formula per l’elisir di eterna vita o magari si sarebbe scoperto che si poteva vivere tutti come degli highlander. Sia ben chiaro non sono mai stata egoista nel avere paura di morire, volevo l’elisir fosse dispensato a me come a tutte le persone che nella vita amavo. Io a stare da sola senza di loro non ero intenzionata. 


Crescendo uno dovrebbe superare i propri mostri e invece questa paura si è radicata in me, senza alcuna giustificazione ma ho imparato a convincerci senza troppo analizzarla. Con le paure e fragilità è più facile conviverci, pensare che fanno parte di noi e ognuno ha le sue. Io ne ho fatta una mia caratteristica e mi sono fatta bastare gli abbracci di chi sapendo cosa mi passava per la testa, quando sentivo certe notizie, era pronto a farmi passare il momento. Il supporto di chi ti ama è sempre la migliore medicina ma non si guarisce se non si affrontano le cose da soli. Se non si capisce questo, ciclicamente ci troveremo sempre ad affrontare gli stessi problemi e non a passarci attraverso. Non è facile farlo: comporta dolore tanto e comporta accettare che forse no, non va tutto bene in noi però il risultato è di gran lunga il regalo più grande che ci possiamo fare. 

Accettare che il tempo scorra ci porta ad accettare che il tempo a nostra disposizione non sia infinito. Se capisci che il tempo non è finito maturi in te una lotta contro di lui. Io non ho realmente paura della morte, io ho paura del tempo. Quando hai paura di qualcosa, e quella paura cresce con te arriva un momento dove ti convinci inconsciamente che lo strumento per convivere con la tua paura sia controllarla. Io ho creduto di controllare il tempo e facendolo si smette di viverlo. Controllare il tempo significa riempirlo di programmi, impegni, caselle e incontri e il risultato è sempre lo stesso non ti rendi conto che passa perché non ti soffermi su nulla. Mentre vivi quello che hai programmato stai già pensando al prossimo programma e nel frattempo tutto ti sfugge. Non importa più il perché lo fai, perché l’importante è fare qualcosa.



Capire che il tempo non è un mio nemico è stata una delle scoperte forse più importanti che ho fatto nella mia vita negli ultimi mesi. Vivere giorno per giorno è al contrario di quello che tutti pensano non immaturo o privo di un senso più concreto. Vivere giorno per giorno significa apprezzare il tempo e viverlo. Può essere un incontro, o la rabbia di qualcosa andato storto che è pur sempre un sentimento. Significa fermarsi ogni tanto e godersi quello che sia ha o non si ha. Significa concedersi il pensiero di rivivere quello che ci siamo perse mentre non vivevamo anche se passato. 

Significa che il tempo è passato e futuro ma è anche presente ed è quello che determina tutto.

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