DIARIO / IL RUMORE DEL SILENZIO - secondo lucy

DIARIO / IL RUMORE DEL SILENZIO

martedì, luglio 11, 2017



Era in una stanza d’albergo e rimbombava. Era in una camminata in spiaggia in mezzo al frastuono di agosto. Era seduto al tavolo di una cucina. Era nelle righe di una lettera dolce quando disperata.

Era il silenzio. Ed era più rumoroso di ogni parola.


La paura del silenzio non l’aveva mai sentita. Alla sua migliore amica scrisse sul dorso di una scatola che le stava regalando per i suoi diciotto anni: il miglior genere d'amico è quello con cui ti puoi sedere sotto un portico senza dire mai una parola, e a poco a poco sentirti come se avessi fatto la più bella conversazione del mondo. 

Trascorreva da un’intera esistenza le giornate a parlare e il silenzio lo vedeva come il suo opposto e il suo complemento. Non qualcosa da temere. Non ne aveva paura perché aveva la sensazione che non si potesse nascondere nulla in lui, perché tutto era già stato detto e non tenuto dentro. Del silenzio sapeva goderne come di un attimo prezioso. Quando era sola. Quando era con un amico. Quando era con l’amore. 

Il silenzio non doveva spaventare, poteva essere al massimo imbarazzante in certe occasioni ma no, spaventare no. 

Non ne aveva mai avuto paura. E se non hai paura di qualcosa tendi alle volte a sottovalutarla e a non capirla. Il silenzio però poteva far rumore. Sapeva crescere, soffocare e urlare ed essere alla fine più forte di ogni parola. 



Quando aveva smesso di ascoltarlo si era limitata a sentirlo. L’esatto momento in cui lo aveva nascosto di parole. Le sue. E così lo aveva reso sempre più rumoroso. Chiaro e distinto. Il suo rumore lo si poteva sentire anche a distanza. Anche con il tempo. lo sentiva urlare in quella stanza d’albergo. Lo sentiva camminare in spiaggia. Lo sentiva seduto a quel tavolo. Lo sentiva mentre leggeva delle parole che dal silenzio stavano cercando di emergere. Lo sentiva debole nell’urlare e forte nello soffrire. 


Quando abbiamo smesso di ascoltare. Quando abbiamo smesso di leggere. Quando abbiamo smesso di fermarci. Lo abbiamo reso assordante.






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