DIARIO / PERCHé L'ISTINTO è UNA SCUSA DIETRO A CUI CI NASCONDIAMO

venerdì, settembre 15, 2017


Se facessi una ricerca tra vecchi post del blog sono certa che ne troverei uno decisamente paraculo riguardo il tempo. Come sempre mi lamentavo di non riuscire a fare molte delle cose che avrei voluto fare, tra cui al primo posto tornare a leggere e divorare libri. Ero giunta alla conclusione (originale!) che volere è potere e se evidentemente non leggevo abbastanza, non scrivevo ad un’amica che non vedevo da tempo o frequentavo troppo la palestra era perché non lo ritenevo veramente così importante. Se lo fosse stato avrei trovato modo di cacciarlo fuori quel tempo. Avrei letto cinque pagine di un libro prima di dormire al posto di guardare Instagram. Avrei dedicato qualche secondo per scrivere un messaggio ad un’amica. Mi sarei svegliata prima la mattina (nemmeno all’alba) per andare in palestra.

Non lo facevo non perché realmente non avessi il tempo per farlo come mi raccontavo, non lo facevo perché non era così importante per me. In fin dei conti quello era il mio tempo libero, quello più prezioso e quello che potevo gestire io senza imposizioni e scadenze. Se l’istinto non mi spingeva a prendere in mano un libro e invece mi induceva ad attaccarmi all’iPhone, forse dovevo solo accettare che in quel periodo della mia vita avevo bisogno di quello.


Si può non dar retta all’istinto? Quel confortante e così puro e genuino desiderio che parte dalla pancia e ci illude che le scelte migliori sono quelle che ci travolgono e che non sentiamo come un’imposizione. L’istinto è buono e bello e non prevede ragionamenti, non prevede impegno o sforzo ed la scusa più paracula che diamo a noi stessi nella vita per non affrontare ciò che va affrontato, fare quello che dobbiamo fare e in certi casi accettare che siamo adulti. 

Mi ero trovata, come sempre, una scusa per giustificare a me stessa il mio tempo libero. Quello che ritenevo più prezioso, quello che ho sempre riempito con mille impegni, eventi, weekend e viaggi fino ad arrivare e non viverlo più.
L’altro giorno ascoltavo su Instagram Stories La Zitella, una delle poche ragazze che seguo quasi giornalmente, una di quelle che mi strappa sempre il sorriso e mi porta a fare quello che non si dovrebbe mai fare con tv e iPhone: parlare da sola ad uno schermo. (Nel mio caso per esclamare allora non sono l’unica che la pensa così!). Lucia rispondeva ad una ragazza che le chiedeva dove trovasse la voglia di andare in palestra dopo una giornata di lavoro spiegando che non era una questione di voglia. Come tutte avrebbe preferito andare a casa e buttarsi sul divano ma sentiva che era giusto per lei e per il suo corpo farlo. Allo stesso modo arrivata a casa non aveva voglia di mettersi a cucinare, ma si deve pur mangiare e quindi si metteva ai fornelli.  

Ho pensato subito avesse centrato il punto, tutto quello che esula dai nostri obblighi (il lavoro per esempio) tendiamo a gestirlo solo in base alla voglia o meno di farlo. Se questa manca, se l’istinto ci porta a concederci il divano e non la palestra ci sentiamo giustificati con noi stessi. Non è un obbligo andare in palestra, soprattutto dopo una giornata dura di lavoro e viverci il nostro tempo libero non facendo nulla è un nostro diritto.  
Questo tendiamo ad applicarlo a molti aspetti della vita, anche ai rapporti. Seguiamo l’istinto perché gli sforzi dobbiamo già impiegarli nel lavoro e in altri aspetti a cui non possiamo sottrarci. Crediamo che non serva impegnarsi perché tutto dovrebbe venire da solo e in modo naturale e se non viene forse allora non era destino e sarebbe sbagliato sforzarsi (altra scusa paracula).

La vita è questione di equilibrio, e una vita solo di sforzi non è la svolta per la felicità mi pare evidente. Il punto credo sia arrivare a capire che c’è un tempo per l’istinto (che non va del tutto eliminato) e un tempo per impegnarsi e sforzarsi a coltivare le scelte che facciamo. Quelle che forse con sorpresa ci possono portare realmente a stare bene.  

Io ho iniziato così ad impormi piccole azioni, che molto presto hanno smesso di essere imposizioni. Sono diventati gesti naturali e sorpresa: mi hanno fatto stare meglio. Eccone due, solo due perché questo rischia diventare il post più lungo della storia di blogger. 

INFORMARSI SU COSA ACCADE NEL MONDO

Guardo poca tv, fino a pochi mesi fa si limitava a due programmi di Real Time (Boss delle Cerimonie rimarrai sempre nel mio cuore) e Sky Tg24. Ultimamente la tv non la accendo perché tanto c’è Netflix. Non comprando il giornale (e pensare che quando ero piccola e umile volevo diventare direttore del Corriere della Sera!) mi sono ritrovata ben presto a non sapere più cosa accadeva nel mondo. Quando scrivo mondo intendo mondo perché negli ultimi anni, complice una conversazione di tre giovani studenti in un appartamento parigino (lo so suona snob ma è successo veramente) ho smesso da tempo di leggere la cronaca nera e farmi prendere da quel voyeurismo tutto italiano di dettagli macabri che non aggiungono niente alla notizia. Ho individuato un momento della giornata, il post pranzo, da dedicare alla lettura di due o tre articoli quasi sempre di Internazionale.  Così ho rimesso i piedi a terra.

MANGIARE BENE E PIù CONSAPEVOLMENTE  

Del perché non mangio carne ho già scritto qui eppure mi sono resa conto (anche mettendo in pratica il punto precedente) che non è abbastanza. Smettere di mangiare carne e poi comprare avocado al supermercato mi rende un po’ incoerente, non agli occhi degli altri ma agli occhi di me stessa (i più severi). Non posso pretendere di salvare il mondo, e il mondo non pretende di essere salvato da me questo è evidente. Molte scelte o rinunce però non pesano sulla nostra vita così tanto, io ho chiaramente ceduto alla moda dell’avocado e privarmene non rappresenta un reale sacrificio. Sia chiaro l’avocado mi piace, ma da quanto tempo io e lui ci frequentiamo? Si e no due anni e mezzo. Ho vissuto senza di lui più di 28 anni e non sono stati così malaccio. Così niente più avocado nella mio carrello e nel piatto al ristorante.

Questa scelta è in realtà la dimostrazione di come quei 15 minuti che mi sono imposta di lettura dopo pranzo (avrei potuto cazzeggiare) abbiano portato a qualcosa di buono. Qualcosa di buono per me e quindi a farmi stare meglio.

Risultato? L’impegno, la forza di volontà, gli sforzi e la costanza sia che riguardino il nostro tempo, le nostre scelte, e i rapporti con le persone sono forse la vera chiave per la felicità. Per quella vera. Quella che costruiamo con difficoltà, quella che ogni tanto sembra mancare e invece ci sta chiedendo solo uno sforzo maggiore. E forse Bauman, molto meglio di me, non ci diceva qualcosa di così diverso

Disclaimer: nessuna parentesi è stata maltrattata per la stesura di questo post. Perché rileggendo ho capito che ho una vaga tendenza ad abusare delle parentesi tanto nel parlato quanto nello scritto.  Dovrei sforzarmi ad eliminarle un po’. Un passo per volta.

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