DIARIO / UNA STORIA D'AMORE - secondo lucy

DIARIO / UNA STORIA D'AMORE

domenica, ottobre 22, 2017


Le storie, i romanzi, i libri, i film, le serie tv li valutiamo alla fine. Possono coinvolgere, tenere, incollati allo schermo, far fare le ore piccole con una lucina accesa sul comodino, indurrre a scaricare la puntata andata in onda la sera prima in America, e poi ecco lì la delusione: come può finire così? Come è possibile abbiano scritto quel finale.

Ho poca esperienza di serie tv, o film ma è successo anche a me di pensare non doveva finire così. Non è possibile, e quindi di aver messo in dubbio tutta la storia, il romanzo, il libro, la serie.

Poteva avermi emozionata, essere diventato uno dei primi argomenti di conversazione ma cavolo che delusione la fine. Nella maggiorparte dei casi c’entrava una storia d’amore. Perché io quella storia lì, di due che si lasciano anche se si amano solo perché non stanno bene, non l’ho mica mai capita. Se la ami stai con quella persona punto. Mi sembra evidente. I tormenti interiori che allontanano due persone per me erano semplicemente fuffa, o una sceneggiatura che doveva allungare il brodo. E spesso la delusione era quella, non dare l’happy end ad una grande storia d’amore che quindi per me perdeva subito lo status di ‘grande’. Se qualcosa è grande, deve durare per sempre. Se è unico per come nasce, cresce e alle volte è anche estremo, a tratti disperato non può finire. Se finisce in quello stesso modo unico ed estremo allora non era così vero e grande. Tutto viene ridimensionato non solo agli occhi di chi lo vive ma anche di chi ne è spettatore. Ci si dimenticano le emozioni, i momenti, le promesse, gli sguardi, le frasi sussurrate o scritte. Ci si dimentica tutto. Lo fanno anche gli altri, gli spettatori.

Il problema della fini è che prendono il sopravvento su tutto, talvolta anche i ricordi. C’è una superficie di atti, decisioni e strade che mettono in discussione qualsiasi cosa si sia vissuta prima. Le fini nel momento in cui le vivi, sono così forti da convincerti che quello che c’è stato prima non sia stato poi così importante. Scompare, magari accompagnato da una grande dose di dolore e paura. Ti concentri sul qui e ora e ti convinci che nulla di unico e speciale può finire. Se succede era finzione o perlomeno niente di così unico come tutti ti dicevano e tu pensavi. Perché l’amore dovrebbe potere tutto ti insegnano, e non permettere di allontanarsi perché si sta male. 

E quindi tiriamo le conclusioni alla fine. Avevo credo quindici anni e dopo due stagioni ad aspettare che si mettessero insieme, ecco godermi finalmente la storia di Joey e Pacey. Poi all'improvviso, inspiegabilmente  Pacey lascia Joey per trovare se stesso. Ma come? Non puoi trovare te stesso vicino alla persona che ami? Oltre il danno la beffa: tornato in città si metteva insieme ad un’altra ragazza che non era Joey. Ci sono volute altre tre stagioni e un finale postumo per riconciliare tutto e farli tornare insieme dopo mille altri casini e storie. La mia fiducia e interesse l’avevano però già persa perché io avevo smesso di seguirli. Mi erano scaduti, senza senso. Era stato rinnegato anche il prima.

E cosa dire di Ross e Rachel? Una stagione intera per far capire a Rachel cosa provava Ross, qualche puntata della loro storia e poi tutto finito in qualche puntata. Un tira e molla di 10 stagioni che mi aveva portato a preferire i più lineari Chandler e Monica e convincere che non era poi così bella come storia d'amore.

Ci sono stati anche casi peggiori che rispondono al nome di How I met your mother? Almeno lì ci avevo investito meno.

I libri alle volte mi hanno riservato scottature che ancora bruciano, storia mai veramente consumate e tormenti mai compresi. Del resto sono cresciuta leggendo le sorelle Brontë, facendo fuori in pochi giorni insieme I Dolori del giovane Werther e Le ultime lettere di Jacopo Ortis. Amavo i tormenti ma non ho mai creduto che potessero essere applicati alla vita vera, quindi quando portavano a finali che non mi piacevano rimanevo delusa e mettevo in discussione la veridicità della storia o che mi fosse piaciuta davvero.
La vita non è un film. Non è un telefilm. Non è un romanzo. Non ho ancora capito chi si ispira a cosa, ma vedere tutto come la pagina di un libro non ci aiuta ad affrontarla nel modo più onesto verso noi stessi. Perché se qualcuno ha scritto la sceneggiatura di quello che viviamo, allora siamo meno responsabili di giustificare le nostre scelte, le nostre sofferenze e anche le nostre gioie. 

Spesso ci nascondiamo dietro ad un destino scritto da qualche parte, e se qualcosa non funziona non ci spingiamo a capire il perché. Alle volte è molto più facile per noi e per gli altri credere che forse le cose dovevano andare così. Il destino è la nostra coperta di Linus. 


E così succede anche che come con i romanzi ti ritrovi a pensare che la tua non era una grande storia d’amore, e ne metti in dubbio quasi ogni momento, ricordo, sorriso, pianto. Ne metti in dubbio ogni promessa, anche quella più pazza, ogni lettera, biglietto o post-it. Ogni per sempre. Le storie però non si giudicano dalla fine. Non si giudicano in generale, ma restano solo un album di ricordi che nessuno può cancellare, rinnegare o cambiare. Lo sforzo maggiore è non cambiare il valore di un ricordo sulla base del presente. Non cambiare il valore di una storia sulla base della fine e di quello che è successo dopo. 
Quello che viene dopo la fine, quello è sempre il risultato di quello che si è vissuto prima. Spesso anche del tanto dolore. E arriva la consapevolezza che non esiste un destino, ma solo noi che siamo messi alla prova da una serie di eventi che sono del tutto casuali ma su cui solo noi possiamo intervenire. E non sempre ne abbiamo la forza. E arriva la consapevolezza che nessuno che guarderà la vostra storia potrà mai capire fino in fondo, o nemmeno sospettare cosa sia stata. Forse nemmeno voi. E arriva la consapevolezza che le cose non dovevano andare così, ma che possono andare così perché la vita è imprevedibile nelle sofferenze.

E se talvolta si è fortunati, quando passa la tempesta, il dolore si allontana, dalla fine si torna all’inizio e si tiene quel che rimane: il bello. E il regalo più grande che una persona che ha fatto un pezzetto di strada con noi ci ha lasciato, il cambiamento. 

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