DIARIO / TUTTE LE COSE DA NON DIRE AD UNA PERSONA CHE SOFFRE - secondo lucy

DIARIO / TUTTE LE COSE DA NON DIRE AD UNA PERSONA CHE SOFFRE

giovedì, novembre 02, 2017


egoismo
e·go·ì·ṣmo/
sostantivo maschile
Atteggiamento che implica la subordinazione dell'altrui volontà e degli altrui valori alla propria personalità; com., amore eccessivo ed esclusivo di sé stesso o valutazione esagerata delle proprie prerogative, che porta alla ricerca permanente del proprio vantaggio, alla subordinazione delle altrui esigenze alle proprie e alla esclusione del prossimo dal godimento dei beni posseduti.


Quando si soffre, qualunque sia la causa, si sviluppa un egoismo inevitabile che diventa molto spesso la sola autodifesa al dolore stesso. Si può essere stati per una vita intera la migliore persona al mondo, aver dimostrato una sensibilità fuori dal comune ma di fronte ad un grande dolore, si può diventare la persona più egoista del mondo. Ciò porta a sbagliare, a far soffrire gli altri senza che ce ne si renda conto perché l’autodifesa prevale su tutto. Tutelarci è più importante. Tutto ciò viene ancora di più amplificato se quel dolore viene covato nel tempo, e quando si prende una boccata d’aria si combatte strenuamente per continuare a respirare e tenere la fonte della nostra sofferenza (o quella che pensiamo lo sia) lontana da noi. Alle volte essere egoisti funziona, alle volte non ci permette di elaborare quello che è successo e ci porta a rimandare qualcosa di inevitabile.

Del resto siamo umani, a chi piace soffrire?

Una persona mi ha fatto capire per la prima volta qualche mese fa il valore dell’egoismo quando si soffre e che nessun dolore investe mai una sola persona: è un’onda che si propaga. Tutti diventiamo senza accorgercene più egoisti, lo siamo a differenti livelli, si potrebbe azzardare che tutto è proporzionale a quanto quel dolore investe la nostra vita. E il nostro egoismo da cosa ci deve tutelare. Probabilmente c’è chi sviluppa un piccolo egoismo di cui nemmeno ha cognizione perché convinto di essere esterno.
Non avevo molto esperienza con il dolore e a quanto pare quando all’improvviso ne sono stata investita non sono riuscita a sviluppare il mio lato egoista. Non sono riuscita a tutelarmi dal dolore e ho continuato a tutelare l’altro. Un po’ inspiegabilmente mi dicono, ma ho una vaga tendenza a uscire dagli schemi e a considerare la vita non come una questione di statistica.

Sono stata egoista quando e con chi non dovevo quando stavo bene, e non sono stata egoista quando potevo e forse un po' dovevo; nel frattempo mi sono fermata spesso a riflettere e analizzare. A fare i conti con questo dolore e a tirare le somme su come è stato viverlo con chi mi stava vicino. Spesso in passato mi sono sentita inadueguata quando la mia vita quasi perfetta si scontrava con qualcuno che stava male. Così una volta dall'altra parte ho provato dispiacere per chi doveva alleviare qualcosa a cui non c’era sollievo. 

Ne è nata una riflessione personale, che può essere giusta o sbagliata è solo la mia. Un piccolo promemoria che regalo a me stessa per quando in futuro dovrò stare nuovamente vicino a qualcuno che sta male, e magari chissà potrà essere utile non solo a me. 


Tutte le cose da non dire ad una persona che soffre:

TI CAPISCO

Non puoi farlo. Non puoi capire perché non hai vissuto la mia vita, conosci solo la superficie di azioni che nascondono quello che non si vede: la vita vissuta. Non puoi capire cosa vivo o sento perché siamo due essere umani diversi. Potremmo avere una storia comune, eppure tu non potresti capirmi e io non potrei capire quello che senti te. Se poi non hai mai vissuto qualcosa di simile a quello che sto vivendo, non dire che mi capisci. Ci sono mille altri modi per dimostrare il tuo affetto e la tua vicinanza ma farmi credere, mentre soffro, che tu possa sapere cosa significhi questo dolore non mi aiuta e non è quello di cui ho bisogno. 

NE HO SENTITE DI PEGGIO / SUCCEDE / NON SEI IL PRIMO NE L’ULTIMO

Ogni storia è unica. Ogni dolore è unico e potrei giocarmela ai punti con qualcuno che ha vissuto qualcosa di ancora peggiore, eppure ne usciremmo entrambi perdenti. I dolori degli altri non alleviano i nostri mentre li viviamo. Quando si sta male e si soffre non si sta meglio nel sapere che c’è chi soffre o ha sofferto più di te. Tu pensi al tuo dolore ed è unico ed il qui e ora. Se poi chi ti dice che ha sentito storie peggiori non le ha vissute sulla sua pelle il ciò non aiuta, aggrava la situazione. Innervosisce. Ogni dolore merita rispetto. Se vuoi evitare che cada nel vittimismo qualora ci fosse il rischio non è questo il modo. Il dolore degli altri non diminuisce il mio ricordalo sempre.

METTICI UNA PIETRA SOPRA

Questa è forse una delle peggiori da dire quando il tempo trascorso, gli eventi e l’entità del dolore sono ancora in fase di elaborazione. Ci vuole tempo è la banalità più reale con cui ci si deve confrontare, e alle volte il tempo non viene nemmeno concesso perché si aggiunge sempre dolore al dolore. Se mi suggerisci di metterci una pietra sopra non stai rispettando la mia sofferenza, quello che vivo e sminuisci con una frase sbrigativa e priva di ogni cognizione qualcosa che non hai idea cosa sia. Sei in difficoltà? Posso comprenderlo non avresti voluto trovarti in questa situazione, forse pensi che qualsiasi cosa tu dica possa risultare inopportuno. Sminuire però magari senza volerlo la mia vita non è la strada. Puoi scegliere il silenzio è un tuo diritto e se ti conosco ti comprenderò.

ARRABBIATI

I sentimenti hanno una buona dose di istinto e non si può spingere qualcuno a provare quello che non prova. Ci si può augurare succeda, si può essere convinti sia utile ma non incitare a cedere ad un sentimento negativo che non riesce a provare. Come si può di fronte ad una persona che pur potendo, non cede alla rabbia, quasi implorarla a farlo. La rabbia non è un sentimento positivo, logora e distrugge non costruisce. Passare oltre il dolore può prevedere anche una fase di rabbia ma se io non ce l'ho, se io scelgo comunque la pace ti prego sostienimi non consigliarmi l'odio.

VEDO DA FACEBOOK CHE STAI MEGLIO

Quale persona può realmente pensare di giudicare dal sorriso di una foto su Facebook che sto bene o male? Chi può dare peso alla vita basandosi su quello che appare su un social? Questa non va troppo spiegata, se c’è qualcuno che trae seriamente conclusioni da facebook c’è qualcosa che non va in lui e nel suo modo di vivere un social network.

TANTO TU SEI FORTE

Sto male come tutti gli altri anche se ho un carattere forte. Anzi forse peggio perché subisco forse di più in virtù di questa mia forza. Sto forse più male di quanto mi vedi star male perché mi sforzo di non mostrarti (per carattere e orgoglio di persona forte) quanto soffra. Se mi vuoi dimostrare stima te ne ringrazio, se vuoi dimostrarmi che credi in me e nella mia capacità di affrontare anche la più difficile delle situazioni te ne ringrazio. Ti prego non invocare sempre la mia forza come la chiave per uscirne prima o una fortuna su cui contare. Non mi sento fortunata ad essere forte. Non sto meno male perché sono forte.


E quindi cosa si deve dire a qualcuno che sta male? Come comportarsi se una persona a cui vogliamo bene sta soffrendo? Io ho in parte capito e descritto quello che credo non vada detto, ma ho anche capito che se stiamo male noi, sta male anche chi ci vuole bene e si muove come un elefante in un negozio di cristalleria. Chi soffre deve talvolta aiutare e guidare l’altro nel farsi aiutare. Consapevole che in certi casi nessuno ci può salvare se non noi stessi.

La verità e la sincerità sono sempre la risposta. Mostrarsi con le proprie debolezze di fronte al dolore altrui non è sbagliato. Si è inadeguati ma è normale. Scegliete di essere sinceri nel dire che non potete capire quello che che la persona prova ma dimostrate di esserci.

Non fate mai l’errore di trattare una persona che soffre come una persona che non può capire, non nascondete mai la verità dei fatti. Le bugie bianche hanno spesso un grande valore se possono evitare un dolore gratuito, ma se quello che nascondete è destinato ad emergere farete sentire chi soffre solo peggio, perché soffrire non vuol dire perdere la cognizione con la realtà. Anzi chi soffre spesso ha una visione di quello che accade più consapevole di quello che puoi pensare. Perché chi soffre, se decide di affrontare il dolore e non scappare, lo analizza, si confronta, riflette e fa quello che di solito non si fa e non stai facendo tu: si ferma. E ferma il ritmo e il caos della vita.

E se proprio volete sforzarvi di capire, chiudete gli occhi pensate alla vostra vita e poi cercate passo per passo di farle succedere quello che secondo voi può purtroppo succedere.  Non arriverete probabilmente a capirne il dolore fino in fondo ma magari per un attimo mancherà il respiro anche a voi.

E comunque vada dicono che prima o poi se ne esca più forti anche se i segni rimangono. Credeteci in silenzio anche voi per la persona a cui volete bene.

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